“John Sturges” di… ehm… Alberto Farina

Image of John Landis Sono già dieci anni? Pensavo di aver esordito su IACine nei primi mesi del 1998, ma mi è venuto in mente che mi ero già affacciato, un po’ pateticamente, usando l’account di un amico, nel settembre 1997. Ero ancora in Canada, alla fine della lavorazione di “Blues Brothers 2000”, e provai a intervenire qua e là su Usenet, rispondendo a qualche domanda e anche cercando maldestramente di fare pubblicità al mio Castoro su John Landis (pubblicato due anni prima) e a “Sparate sul regista!” che era invece quasi fresco di stampa.Image of Sparate sul regista! Personaggi e storie del cinema di exploitation

Sono passati quindi oltre dieci anni da quei primi timidi post. E sono passati dieci anni anche dall’ultima volta che ho pubblicato un libro tutto mio – voglio dire, non in collaborazione con altri autori. Un po’ di altri impegni, un po’ perché il piacere sempre stimolante di scrivere sul newsgroup finisce in parte per togliere energie anche alla scrittura nella cosiddetta vita reale.

Solo che dopo un po’ torna la voglia di scrivere qualcosa su carta. Il 2007 l’ho iniziato lavorando al più volte rinviato Castoro su Sam Raimi, poi mi hanno chiesto di scrivere prima un libretto più snello (appena 97 pagine, inclusi i frontespizi) dedicato a un regista di cui tutti hanno visto almeno uno o due film ma di cui oggi ben pochi ricordano il nome.

Negli anni Sessanta e fino alla prima metà dei Settanta, John Sturges era piuttosto noto: uno di quegli artigiani solidi, a cui affidare solidi filmoni di avventura contando sul mestiere acquisito in trent’anni di carriera. Come moltissimi grandi professionisti del passato, Sturges era entrato nell’industria di Hollywood dalla porta di servizio, prima come aiuto dell’aiuto dell’aiuto, poi via via come assistente al montaggio e in seguito come montatore in proprio. Nel corso di questa lunga gavetta lavorò fra gli altri con David Selznick e George Cukor, collaborando anche ai primissimi film in Technicolor. Per poi passare alla regia grazie a William Wyler, che se lo portò dietro in Italia durante la guerra e gli consentì di firmare insieme a lui un insolito (e sfortunatissimo) documentario bellico, intitolato “Thunderbolt” e dedicato allo sforzo aereo alleato per favorire la liberazione della penisola dai tedeschi.

Image of Step Right Up!
Tornato negli Stati Uniti, Sturges lavora per diversi anni alla Columbia, subendo come tutti le celebri angherie del boss Harry Cohn. In una sua intervista viene fuori un aneddoto curioso, soprattutto perché raccontato in una versione solo marginalmente diversa da William Castle nella sua autobiografia. Pare che Cohn avesse l’abitudine di offrire ai giovani registucoli un copione orrendo, forse scritto da lui stesso, per vedere se questi avevano un minimo di senso critico. Sia Sturges che Castle raccontano di aver rifiutato, tremando, di cavarne un film – e di aver scoperto dopo di aver fatto la scelta giusta, perché Cohn avrebbe fatto fuori all’istante chiunque fosse stato abbastanza pazzo da accettare un incarico palesemente fallimentare.

Negli anni della Columbia, Sturges gira un po’ di tutto: noir, drammoni, film per ragazzi (anche uno della serie dedicata a Rusty, un eroico cane lupo protagonista di ben sette titoli, uno dei quali diretto proprio da William Castle), western e perfino una estensione a lungometraggio del racconto di Mark Twain “Il ranocchio saltatore”. Poi passa per un po’ alla MGM e realizza lì quello che è considerato da molti il suo film migliore: si tratta di “Giorno maledetto” (Bad Day at Black Rock), con Spencer Tracy, che è una sorta di western moderno e che sfrutta in modo intelligente la moda, esplosa in quel periodo, dello schermo panoramico, usandolo per descrivere spazi vuoti e solitudine, invece delle consuete scenografie esagerate, panorami lussureggianti ed eserciti in marcia.

Più avanti, insieme a colleghi più illustri come Billy Wilder, Sturges sarà tra i primi registi ad abbandonare lo scricchiolante sistema degli studios, assumendosi in prima persona la responsabilità della produzione dei propri film e appoggiandosi a un’organizzazione piccola ma agguerrita come quella dei fratelli Mirisch. Sarà con loro che realizzerà, fra gli altri, film oggi classici come “I magnifici sette” e “La grande fuga“.

L’ultimo film di Sturges è del 1976 ed è una avventura bellica abbastanza divertente. Se n’è parlato qui sul gruppo proprio di recente, quando qualcuno è venuto a chiedere se ne conoscevamo il titolo, che è “La notte dell’aquila” (il thread è questo, ma attenzione perche’ e’ spoilerosissimo). Nel complesso, la sua carriera attraversa oltre quarant’anni di cinema americano, passando dallo Studio System al periodo dei produttori indipendenti, fino ad arrivare alle soglie delle nuove grandi concentrazioni mediatico-economiche avviate alla fine degli anni Settanta e da tempo divenute la norma.

Se rileggo il post in cui cercavo – obliquamente e invano – di far parlare qualcuno del mio libro su Landis, arrossisco. Meglio quindi non cercare alibi, stavolta, e dichiarare sfacciatamente lo spam. Con la parziale attenuante che su questo non becco diritti d’autore. Il mio librino su John Sturges non si trova in libreria bensì in videoteca: viene infatti venduto in allegato a due diversi film di Sturges in DVD – “La grande fuga” e “I magnifici sette“. Entrambi i film sono in edizione a due dischi e pullulano di extra. Non posseggo ancora “I magnifici sette”, ma per “La grande fuga” posso segnalare un corposo documentario sulla lavorazione del film e un ancor più corposo documentario sul vero fatto storico che ispirò il soggetto.

C’è anche un commento audio che, invece, tutto sommato non è imperdibile, fabbricato com’è con un montaggio sicuramente laborioso di dichiarazioni di Sturges stesso e vari altri collaboratori. Spesso ci sono cose molto intessanti, ma non sempre sono puntuali come si vorrebbe rispetto alle immagini che scorrono sullo schermo: molto meglio sarebbe stato recuperare il commento audio realizzato da Criterion nel 1991 per un’edizione in laserdisc che è ormai da anni fuori catalogo e che io ho avuto modo di ascoltare solo grazie a un generoso collezionista finlandese che me ne ha spedito copia.

Image of John Sturges, histoires d'un filmaker
In effetti, gran parte del libro è stato reso possibile proprio dalla generosità di alcune persone incontrate su Internet. Su Sturges, l’unico libro pubblicato finora era quello di un francese che lo intervistò un paio d’anni prima della morte – un lavoro nel complesso un po’ pasticciato e farraginoso da consultare e leggere, ma zeppo di informazioni interessanti e soprattutto di testimonianze di prima mano. Nel complesso, però, le sole fonti disponibili sul regista sono gli articoli pubblicati da quotidiani e periodici nel corso della sua carriera. Finlandese a parte, per me è stato quindi assolutamente insostituibile l’aiuto dello IACiner Alessandro Coricelli, che in seguito a una mia richiesta proprio da queste parti mi ha trovato, in una biblioteca di Los Angeles, moltissimo materiale prezioso. Non ringrazierò mai abbastanza Alessandro per il tempo che mi ha dedicato e ci tengo a farlo di nuovo qui, dove avevo chiesto aiuto: gli devo quantomeno una corposa intervista a Sturges su “Il vecchio e il mare“, una marea di recensioni d’epoca ai suoi film tratte da “Variety” e da “Hollywood Reporter” e diversi articoli di enorme interesse – fra cui quelli in cui si parla di alcuni progetti che Sturges non realizzò mai e che passarono ad altri registi, come “U-Boot 96” e “Lo squalo“.

Molti film di Sturges sono tuttora introvabili in DVD, e si possono rimediare solo in questo modo… oppure ricorrendo al mulo, pur col rischio di trovare solo versioni doppiate in spagnolo. Qualcosina sta uscendo anche da noi (segnalo anzi che si trova da poco in giro “La frustata“, pubblicato da Millennium Storm) ma il grosso rimane inaccessibile. Anche quando si tratta di titoli all’epoca lanciati con un certo sforzo, come “Underwater!“, un improbabile drammone sottomarino con la polposa Jane Russell, noto essenzialmente perché la prima mondiale si tenne sott’acqua, alla presenza di giornalisti muniti di muta, respiratore e pinne… e con l’animazione imprevista di una non ancora famosa Jayne Mansfield. Il film non è niente di che, ma mi incuriosiva assai. Benché non ne esista ancora una versione commerciale, il mulo me ne ha portato uno spezzone che conteneva un logo che mi indirizzato su un forum di appassionati di cinema subacqueo (!), dove ho rintracciato la persona che l’aveva digitalizzato, dopo averlo registrato in televisione, e che è riuscito a passarmene via mail una copia integrale.

Infine, è soprattutto a causa delle affannose ricerche fatte per questo libro che ho scoperto il pluricitato Betterworld, sito che rivende a
fini di beneficienza libri (in inglese) dismessi dalle biblioteche, quasi sempre in ottimo stato, e con spese di spedizione imbattibili rispetto a qualunque altro sito di libri di mia conoscenza.

Image of John Sturges
Basta così. Ho notato che in videoteca il libro è cellofanato coi DVD in modo che la copertina non si vede. Ecco quindi il link alla schedina su Anobii, da cui scopro che il buon Jack Shepherd se n’è già assicurata una copia.

Buona lettura, Jack, e grazie. 🙂

UFV:Ginger e Fred(DVD)/Cuori(DVD)/The Bourne Supremacy(DVD)/The Bourne Identity(DVD) – http://www.albertofarina.tk

“John Sturges” di… ehm… Alberto Farinaultima modifica: 2007-11-22T08:16:00+01:00da albertofarina
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